Bernardo Pacini / Unprogged / Broken.Heart.Collector

Ci sarĂ  un motivo se quasi tutte le webzines che parlano di progressive hanno ignorato l’esordio dei Broken Heart Collector. Ci sarĂ  senz’altro un motivo se gruppi come questo sfiorano appena (se va bene) il ring della critica militante di un genere eppure così poco definito nei suoi confini. Ci sarĂ  un motivo se, dunque, queste realtĂ  rischiano di morire o, al contrario di proliferare lontano dai territori che a noi, amanti della progressione musicale, interessano. Ci sarĂ  un motivo, ma noi, in redazione, non sappiamo spiegarcelo.
Broken Heart Collector nasce dalla fusione tra i componenti del gruppo austriaco Bulbul, la clarinettista Susanna Gartmayer e la brava cantante slovena Maja Osojnik, ma non solo. Broken Heart Collector è il delirante risultato di una pletora di differenti direttrici artistiche, generi musicali snaturati, riplasmati, operati chirurgicamente. Non a caso, una collezione di cuori distrutti.
Altra collezionista di cuori distrutti è senz’altro la stessa Maja, cantante dal grande carisma, capace di interpretare i brani con la sua voce difficile e poliedrica, pur sempre intrisa di un humour grottesco tipicamente d’avanguardia.
Polka, valzer, industrial, RIO, distorsioni simil-metal, art rock, free jazz, noise: solo alcuni degli elementi che questa band gestisce come marionette da sopra il palco, come schiavi nel massacro del colosseo musicale, come ballerini di paglia, danzanti nella piazza in fiamme, come tinte di un quadro di Dalì.
Ogni traccia percorre sentieri inaspettati: la opening track (Love Reclamation Song), giocando su una tangibile suspance, attende sino alla fine per esplodere in un violento caos di voci filtrate (addirittura Ă  la Blackjazz degli Shining!), sopra il tappeto sconnesso e rumoroso delle ritmiche; o ancora, l’avant-jazz rock francese di Another Heart Bites the Dust, condito dalle nenie di fascino zingaro di Maja; i controtempi industrial di Eisenwalzer, la brutale avanguardia di Get the Dog e via, e via.
Un disco veramente riuscito, complesso ma affascinante, lungo eppure mai prolisso: una realtĂ  “mitteleuropea” (come i colleghi di Sentireascoltare l’hanno definita) che, viste le premesse, può stupire gli amanti di questo strano mondo chiamato rock in opposition. (6/6)