Antonio Ciarletta / Blow Up 2013 / Rdeča Raketa – Wir Werden

Duo viennese formato da Maja Osojnik & Matija Schellander, Rdeca Raketa ha trovato una maniera inteligente e per nulla autoreferenziale di declinare l´estetica sonora del digitale. Già nel precedente “Old Girl, Old Boy” questi ragazzi mostravano quasi didatticamente come muoversi tra sound art, glitch, noise e improvvisazione creando un suono pulsante e stratificato, per di più senza abusare dei soliti trucchetti – loop a cascata, eccessi ambientali, e rumorismi a casaccio. In questo “wir werden” la vera “rivoluzione” sta nella sottrazion e nell´equilibrato bilanciamento di pesi e contrappesi, Disturbante quando non proprio opprimente, il rumore riesce ad armonizzarsi con i suoni acustici, il recitato non è mai invasivo, i field recordning non preponderano sul resto e a venirne fuori è un suono fatto di ghiacio bollente, l´immagine di una camera autoptica piena di sangue e resti di carne umana, ed è come se ogni suononella sua ambivalenza semica fosse metafora di un trapasso sofferente quanto dignitoso. Detto che nella sua scorticante visionarietà l´ascolto scorre come si trattasse di una lunga narrazione filmica, la prima parte ella suite (wir werden) è fatta di giniego e rabiia, la seconda parte (Andere Menschen) di negoziazione el accettazione. Poi il panico e ancora qualche spasmo disarticolato prima del decesso. Il glaciale e terrificante realismo dell´Haneke di “Amour” è tutto in questo disco.

Viennese duo consisting of Maja Osojnik & Matija Schellander, Rdeca Raketa has found an intelligent and not at all self-referential way to decline the aesthetics of digital sound. Already in the previous “Old Girl, Old Boy” these guys showed almost didactically how to move between sound art, glitch, noise and improvisation, creating a pulsing sound and layered for more abuse without the usual tricks – loop cascade, environmental excesses, and noises at random. In this “wir werden” true “revolution” is the deduction and the balanced balance of checks and balances, not really disturbing when overwhelming, the noise is able to harmonize with acoustic sounds recited is never invasive, the field recording not preponderate over the rest and get out of it is a sound made by boiling ice, the image of a room full of post-mortem blood and remains of human flesh, and it is as if every sound in its ambivalence semic was suffering as a metaphor for a decent transition. Said that in his visionary skimming listening flows like it was a long narrative film, the first part of her suite (wir werden) is made of denial and anger, the second part (Andere Menschen) negotiation and acceptance. Then panic and a few disjointed spasms before death. The glacial and terrifying realism of Hanekes “Amour” is all on this record. (google translate)